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Condominio senza amministratore: quando è legale e come funziona

L'amministratore è obbligatorio solo sopra gli otto condòmini: sotto quella soglia l'autogestione è legale. Restano però riparto, rendiconto e decisioni da prendere insieme.

Condominio senza amministratore: quando è legale e come funziona
Immagine generata con IA

«Senza amministratore il condominio è fuori legge»: è una delle convinzioni più radicate nelle chiacchiere tra vicini, e una delle più sbagliate. L'articolo 1129 del codice civile impone la nomina solo quando i condòmini sono più di otto: fino a otto proprietari, un condominio senza amministratore è perfettamente legale, e in Italia riguarda una quota enorme di palazzine piccole e case bifamiliari. Il paradosso è che l'autogestione non cancella quasi nessun obbligo: le spese si ripartiscono comunque per millesimi, le decisioni si prendono comunque in assemblea e i conti vanno comunque resi. Cambia solo chi fa il lavoro.

Quando l'amministratore è davvero obbligatorio

La soglia si conta sulle persone, non sugli appartamenti: nove unità immobiliari in mano a cinque proprietari fanno cinque condòmini, e la nomina resta facoltativa. Superati gli otto, se l'assemblea non provvede, la nomina la fa il tribunale su ricorso anche di un solo condomino o dell'amministratore dimissionario. Non esiste una multa per chi resta scoperto: la sanzione vera è perdere il controllo della scelta, perché un giudice nominerà un professionista esterno, con il suo compenso, al posto di quello che l'assemblea avrebbe potuto scegliersi. Sotto la soglia, nulla vieta comunque di nominarne uno volontariamente: serve la maggioranza degli intervenuti che rappresenti almeno 500 millesimi, la stessa richiesta per la revoca.

Chi decide se non c'è l'amministratore?

L'assemblea resta l'organo sovrano, con le identiche maggioranze dell'art. 1136 c.c.

In mancanza di amministratore, l'art. 66 delle disposizioni di attuazione consente a ciascun condomino di convocarla: basta un avviso con ordine del giorno, luogo e data, recapitato a tutti gli aventi diritto almeno cinque giorni prima.

Nella pratica emerge quasi sempre un facente funzioni: il condomino che esegue le delibere, paga i fornitori, custodisce i documenti e tiene i conti. Non ha bisogno dei requisiti di formazione richiesti agli amministratori professionali, proprio perché amministra l'edificio in cui vive. Un accorgimento da chi ha visto degenerare più di un'autogestione: mettete l'incarico per iscritto in una delibera, con compiti e durata, e fatelo ruotare — il volontario eterno prima si sente indispensabile, poi si sente creditore, e lì nascono le liti.

Come si dividono le spese in un condominio minimo?

Il condominio minimo è quello con due soli proprietari, e la Cassazione ha chiarito che anche a due si applicano le regole del condominio, assemblea comprese. Le spese si ripartiscono quindi secondo l'art. 1123 c.c., in proporzione al valore delle rispettive proprietà: non a metà, salvo che le quote siano davvero uguali o che un accordo scritto preveda diversamente.

Il punto debole è la decisione: con due teste e due quote, o c'è accordo o non c'è maggioranza possibile. In caso di stallo, la scelta passa all'autorità giudiziaria. E chi anticipa una spesa di tasca propria senza il consenso dell'altro ha diritto al rimborso solo se dimostra che era urgente, come prevede l'art. 1134 c.c.: la fattura del tetto che imbarcava acqua sì, la tinteggiatura del pianerottolo no.

Bisogna comunque fare bilancio e assemblee?

Sì, ed è l'equivoco che costa di più. L'autogestione elimina il compenso dell'amministratore, non gli adempimenti:

  • il rendiconto delle entrate e delle uscite va comunque redatto e approvato, perché ogni condomino ha diritto di sapere dove finiscono i suoi soldi
  • il riparto per millesimi resta la regola per ogni spesa comune
  • il codice fiscale del condominio serve appena si pagano imprese o professionisti, perché il condominio agisce da sostituto d'imposta; nel condominio minimo si può operare con il codice fiscale di un condomino anche per le detrazioni edilizie
  • i dati dell'anagrafe condominiale (proprietari, titoli, condizioni di sicurezza) conviene tenerli aggiornati anche se formalmente l'obbligo del registro grava sull'amministratore

Tenere tutto su fogli sparsi e messaggi in chat è il modo più rapido per perdere pezzi: un software di gestione condominiale come Vecinly permette anche a un condominio autogestito di avere riparto, verbali e rendiconto ordinati e consultabili da tutti, senza dover nominare nessuno.

Cosa succede se nessuno vuole occuparsene?

È lo scenario più frequente e il più sottovalutato.

Senza un incaricato, nessuno convoca, la manutenzione slitta finché il piccolo intervento diventa un salasso, i fornitori non sanno a chi intestare le fatture e, se una parte comune provoca danni a terzi, ne rispondono tutti i condòmini. L'assenza di amministratore non crea uno scudo: diluisce la responsabilità su tutti.

Conviene passare alla nomina quando compare morosità da recuperare, quando si profila un lavoro straordinario importante, quando la litigiosità rende impossibile ogni delibera — o, naturalmente, quando si supera la soglia degli otto. In quel caso non è più una valutazione di opportunità: qualunque condomino stanco di aspettare può chiedere la nomina direttamente al giudice.


Un condominio piccolo che si autogestisce bene spende meno e decide più in fretta di uno amministrato male. La condizione è trattare l'autogestione come una gestione vera: assemblee convocate come si deve, conti scritti, riparto per millesimi. Il giorno in cui queste tre cose iniziano a saltare, il compenso di un amministratore smette di essere un costo e diventa un risparmio.

Informazioni aggiornate a luglio 2026. Questo articolo ha carattere informativo e non costituisce consulenza legale.

Condominio senza amministratore: obbligatorio solo con più di otto condòmini (art. 1129 c.c.). Chi convoca l'assemblea e come si dividono le spese.

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