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Quanto costa un amministratore di condominio: tariffe reali

Il compenso va fissato per intero al momento della nomina, o l'incarico è nullo. Le cifre a unità e a palazzina, gli extra dei lavori e quando conviene fare da soli.

Quanto costa un amministratore di condominio: tariffe reali
Immagine generata con IA

Per lo stesso identico lavoro, il conto dell'amministratore può più che triplicare da un palazzo all'altro. Nelle piccole palazzine ben gestite si viaggia tra i 45 e i 95 euro a unità l'anno; nelle città grandi, con servizi pieni, si superano i 2.000 euro complessivi senza fatica. Sapere quanto costa un amministratore di condominio, prima di firmare, è l'unico modo per capire se quel preventivo è caro o normale. La forbice non nasce dal caso: dipende da cosa entra nel compenso e da cosa resta fuori. E su questo la legge è più severa di quanto la maggioranza dei condòmini creda.

Quanto costa un amministratore di condominio a appartamento?

La misura più usata è il costo annuo per unità immobiliare, perché rende confrontabili edifici di taglia diversa. I numeri reali, però, si muovono in una forbice ampia e chi promette precisione al centesimo di solito sta nascondendo qualcosa. Tenendo i piedi per terra, il mercato del 2026 si legge così:

  • nelle palazzine piccole e senza servizi (niente portiere, niente ascensore complesso) il compenso a appartamento parte spesso da 45–95 euro l'anno;
  • dove il servizio è pieno, con contabilità analitica, gestione fornitori e reperibilità, si sale facilmente a 100–300 euro a unità l'anno;
  • un condominio piccolo raramente spende meno di 1.500 euro l'anno in totale e a Milano o a Roma le 2.000 euro complessive sono un punto di partenza, non un tetto.

Messo in tabella, il parametro a unità mostra dove smette di funzionare. La colonna centrale è la pura moltiplicazione; l'ultima è quello che le palazzine piccole si vedono davvero preventivare, perché sotto una certa soglia scatta il minimo di fatto:

Unità45–95 € a unità l'annoQuello che si paga davvero
5225–475 €intorno a 1.500 €, cioè 300 € a testa
6270–570 €intorno a 1.500 €, cioè 250 € a testa
8360–760 €intorno a 1.500 €, cioè 190 € a testa
12540–1.140 €il parametro a unità inizia a reggere
20900–1.900 €il parametro a unità

Una palazzina da cinque appartamenti che riceve un preventivo da 1.500 euro non sta subendo un sopruso: sta pagando il pavimento del mercato. Il confronto sensato, lì, non è con altri amministratori ma con l'autogestione.

Attenzione a un effetto poco intuitivo: più l'edificio è piccolo, più il costo a testa sale. Le spese fisse dell'amministratore (assicurazione, software, tempo per assemblea e rendiconto) si spalmano su poche unità e le tariffe amministratore condominio in una bifamiliare pesano, a testa, più che in un palazzo da quaranta appartamenti.

Il compenso va scritto per intero, o la nomina è nulla

Qui sta la regola che quasi nessuno controlla e che vale più di ogni preventivo.

L'articolo 1129, dodicesimo comma, del codice civile impone che il compenso dell'amministratore sia determinato in modo analitico al momento della nomina e a ogni rinnovo: non una cifra tonda «tutto compreso», ma la voce per voce di ciò che quella somma copre. Se il compenso non è specificato analiticamente, la nomina è nulla. Non è un cavillo. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14424 del 2025 (depositata il 29 maggio 2025), ha confermato che senza un compenso predeterminato analiticamente l'incarico è nullo e che quella nullità si trasmette anche alle successive approvazioni del rendiconto che portano dentro quel compenso. Tradotto: un preventivo vago non è solo poco trasparente, è giuridicamente fragile e le delibere che lo trascinano possono cadere con lui.

Il lato pratico è semplice. Prima di votare, pretendi che il preventivo distingua il compenso base (gestione ordinaria, assemblea annuale, rendiconto) da tutto ciò che si paga a parte. È il documento che trasforma «quanto costa» in una domanda con una risposta scritta, invece che in una sorpresa a fine anno.

Gli extra che non sono nel preventivo

Il compenso base copre l'ordinaria amministrazione.

Tutto ciò che esce dalla routine, quasi sempre, si paga in più, ed è lì che il conto reale si allontana dal preventivo. La voce extra più comune sono i lavori straordinari: per la gestione di un rifacimento del tetto, di un cappotto termico o di un intervento sulla facciata molti amministratori applicano un compenso aggiuntivo, spesso in percentuale sull'importo dei lavori o come forfait a pratica.

A questi si aggiungono i costi che il condominio sostiene comunque, ma che spuntano nel conto solo quando servono: recupero crediti verso i morosi, spese legali, rilascio di attestazioni e visure, gestione di sinistri e pratiche fiscali per i bonus edilizi. Nessuno di questi è un abuso in sé, la legge chiede solo che siano previsti e messi nero su bianco.

Il consiglio di chi ha visto parecchi rendiconti litigiosi: fai mettere a verbale, già in fase di nomina, come vengono quantificati gli extra dei lavori. Un amministratore che al momento della firma non vuole scrivere la sua percentuale sui lavori è, quasi sempre, lo stesso che a fine opera presenterà una parcella che nessuno si aspettava.

Conviene assumerlo o fare da soli?

Prima di discutere la tariffa, vale la pena chiedersi se l'amministratore serva davvero. Per legge la nomina è obbligatoria solo a partire da nove condòmini: con otto proprietari o meno (e nel condominio minimo di due) l'autogestione è pienamente legale e azzera il compenso. È la ragione per cui, in un amministratore di condominio piccolo sotto le otto unità, il costo va sempre confrontato con l'alternativa a costo zero.

Fare da soli non è gratis di fatica: il rendiconto va comunque redatto e approvato, le spese vanno ripartite per millesimi e l'assemblea va convocata nelle forme. Ma sono adempimenti alla portata di un condominio piccolo e ordinato, e un software di gestione condominiale come Vecinly permette di tenere riparto, verbali e rendiconto in ordine senza pagare una parcella annua. Se vuoi capire fino a che punto ti spingono le regole, la soglia e i doveri dell'autogestione sono spiegati in dettaglio in quando un condominio può stare senza amministratore.

Il calcolo, allora, diventa onesto: quanto costa un amministratore l'anno, moltiplicato per gli anni in cui pensi di tenerlo, contro il tempo che tu e i vicini siete disposti a mettere. Sopra le otto unità la domanda cambia natura (l'amministratore è obbligatorio) ma il diritto di pretendere un compenso scritto per intero resta identico.

Quanto costa un amministratore di condominio per 5 unità?

Il parametro a unità darebbe 225–475 euro l'anno, ma un condominio da cinque appartamenti raramente trova preventivi sotto i 1.500 euro complessivi. Sotto le nove unità l'amministratore non è obbligatorio, quindi quella cifra va confrontata con l'autogestione.

Quanto costa un amministratore di condominio per 6 unità?

Le stesse cifre di una palazzina da cinque: il costo dell'amministratore non scende in proporzione, perché le sue spese fisse restano identiche. Sono circa 250 euro a unità l'anno.

Quanto costa un amministratore di condominio all'anno?

Da 45 a 95 euro a unità l'anno nelle palazzine piccole senza servizi, da 100 a 300 euro dove il servizio è pieno. In una città grande le 2.000 euro complessive sono un punto di partenza.

Il compenso dell'amministratore deve essere scritto nel preventivo?

Sì, e voce per voce. L'articolo 1129, dodicesimo comma, del codice civile impone che sia determinato analiticamente alla nomina e a ogni rinnovo; senza quel dettaglio la nomina è nulla, come ha confermato la Cassazione con la sentenza n. 14424 del 2025.


Un amministratore non è caro o economico in assoluto: lo è rispetto a ciò che scrive nel preventivo. Chi arriva all'assemblea con le cifre a unità in testa, la regola del compenso analitico in mano e la soglia degli otto condòmini ben chiara non discute se sta pagando troppo, verifica riga per riga. Ed è quasi sempre la trattativa che fa risparmiare di più.

Informazioni aggiornate. Questo articolo ha carattere informativo e non costituisce consulenza legale.

Quanto costa un amministratore di condominio: 45–95 € a unità l'anno, di più in città. Il compenso va scritto per intero (art. 1129). Aggiornato 2026.

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