Quanto costa un amministratore di condominio: cosa decide il prezzo
Nessuna legge fissa le tariffe: il compenso lo decide il mercato, ma va scritto voce per voce alla nomina, o l'incarico è nullo. Cosa fa salire il prezzo e cosa pretendere nel preventivo.

Nessuna legge fissa quanto costa un amministratore di condominio e nessun ente pubblica un listino: il prezzo lo decide il mercato, edificio per edificio. Il codice civile chiede però una cosa precisa, cioè che il compenso sia scritto voce per voce al momento della nomina, a pena di nullità dell'incarico (art. 1129 c.c.).
Il prezzo cambia molto da un palazzo all'altro.
Da cosa dipende quanto costa un amministratore di condominio
Senza un tariffario ufficiale, qualunque cifra «media» che circola è una stima di parte, e le stime cambiano da città a città e da un anno all'altro. Più utile di un numero è sapere che cosa lo muove, perché sono le stesse voci che ritroverai nel preventivo e che puoi confrontare tra un amministratore e l'altro:
| Fattore | Perché pesa sul compenso |
|---|---|
| Numero di unità | Molte voci sono fisse (assemblea, rendiconto, assicurazione), quindi in un edificio piccolo il costo a testa sale |
| Servizi comuni | Ascensore, riscaldamento centralizzato, portierato e impianti moltiplicano fornitori, contratti e scadenze |
| Morosità | Il recupero dei crediti verso chi non paga è lavoro in più e spesso si fattura a parte |
| Lavori straordinari | La gestione di un cantiere si paga quasi sempre con un compenso aggiuntivo |
| Assemblee extra e reperibilità | Ogni riunione oltre quella annuale e ogni intervento fuori orario vanno previsti nel preventivo |
Attenzione a un effetto poco intuitivo: più l'edificio è piccolo, più il costo a testa sale. Le spese fisse dell'amministratore si spalmano su poche unità, e in una palazzina da sei appartamenti il compenso pesa a testa più che in un palazzo da quaranta. È anche la ragione per cui, sotto una certa taglia, il confronto più onesto non è tra due amministratori ma tra l'amministratore e l'autogestione.
Il modo più sicuro per capire se un preventivo è caro è chiederne almeno tre con la stessa struttura: compenso base per la gestione ordinaria, poi ogni voce extra con il suo criterio di calcolo. Solo così i numeri diventano confrontabili, e la legge ti dà il diritto di pretenderlo.
Il compenso va scritto per intero, o la nomina è nulla
Qui sta la regola che quasi nessuno controlla e che vale più di ogni preventivo.
L'articolo 1129, quattordicesimo comma, del codice civile (testo su Normattiva) impone che il compenso dell'amministratore sia determinato in modo analitico al momento della nomina e a ogni rinnovo: non una cifra tonda «tutto compreso», ma la voce per voce di ciò che quella somma copre. Se il compenso non è specificato analiticamente, la nomina è nulla. Non è un cavillo. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14424 del 2025 (depositata il 29 maggio 2025), ha confermato che senza un compenso predeterminato analiticamente l'incarico è nullo e che quella nullità si trasmette anche alle successive approvazioni del rendiconto che portano dentro quel compenso. Tradotto: un preventivo vago non è solo poco trasparente, è giuridicamente fragile e le delibere che lo trascinano possono cadere con lui.
La nomina stessa richiede la maggioranza degli intervenuti e almeno 500 millesimi, anche in seconda convocazione, come spiega la guida alle maggioranze dell'assemblea condominiale.
Il lato pratico è semplice. Prima di votare, pretendi che il preventivo distingua il compenso base (gestione ordinaria, assemblea annuale, rendiconto) da tutto ciò che si paga a parte. È il documento che trasforma «quanto costa» in una domanda con una risposta scritta, invece che in una sorpresa a fine anno.
Gli extra che non sono nel preventivo
Il compenso base copre l'ordinaria amministrazione.
Tutto ciò che esce dalla routine, quasi sempre, si paga in più, ed è lì che il conto reale si allontana dal preventivo. La voce extra più comune sono i lavori straordinari: per la gestione di un rifacimento del tetto, di un cappotto termico o di un intervento sulla facciata molti amministratori applicano un compenso aggiuntivo, spesso in percentuale sull'importo dei lavori o come forfait a pratica.
A questi si aggiungono i costi che il condominio sostiene comunque, ma che spuntano nel conto solo quando servono: recupero crediti verso i morosi, spese legali, rilascio di attestazioni e visure, gestione di sinistri e pratiche fiscali per i bonus edilizi. Nessuno di questi è un abuso in sé, la legge chiede solo che siano previsti e messi nero su bianco.
Il consiglio di chi ha visto parecchi rendiconti litigiosi: fai mettere a verbale, già in fase di nomina, come vengono quantificati gli extra dei lavori. Un amministratore che al momento della firma non vuole scrivere la sua percentuale sui lavori è, quasi sempre, lo stesso che a fine opera presenterà una parcella che nessuno si aspettava.
Conviene assumerlo o fare da soli?
Prima di discutere la tariffa, vale la pena chiedersi se l'amministratore serva davvero. Per legge la nomina è obbligatoria solo a partire da nove condòmini: con otto proprietari o meno (e nel condominio minimo di due) l'autogestione è pienamente legale e azzera il compenso. È la ragione per cui, in un amministratore di condominio piccolo sotto le otto unità, il costo va sempre confrontato con l'alternativa a costo zero.
Fare da soli non è gratis di fatica: il rendiconto va comunque redatto e approvato, le spese vanno ripartite per millesimi e l'assemblea va convocata nelle forme. Ma sono adempimenti alla portata di un condominio piccolo e ordinato, e un software di gestione condominiale come Vecinly permette di tenere riparto, verbali e rendiconto in ordine senza la parcella di un amministratore; quanto costa lo trovi nella pagina dei prezzi. Se vuoi capire fino a che punto ti spingono le regole, la soglia e i doveri dell'autogestione sono spiegati in dettaglio in quando un condominio può stare senza amministratore.
Il calcolo, allora, diventa onesto: il compenso annuo che ti hanno preventivato, moltiplicato per gli anni in cui pensi di tenere l'amministratore, contro il tempo che tu e i vicini siete disposti a mettere. Sopra le otto unità la domanda cambia natura (l'amministratore è obbligatorio) ma il diritto di pretendere un compenso scritto per intero resta identico.
Quanto costa un amministratore di condominio all'anno?
Nessuna norma fissa una tariffa: il compenso si concorda con l'assemblea e dipende da numero di unità, servizi comuni, morosità e lavori. Per confrontare, chiedi più preventivi con il compenso base separato dagli extra.
Quanto costa un amministratore di condominio per 5 o 6 unità?
In proporzione di più che in un edificio grande, perché le sue spese fisse restano le stesse. Sotto le nove unità, però, l'amministratore non è obbligatorio e il suo costo va confrontato con l'autogestione.
Il compenso dell'amministratore deve essere scritto nel preventivo?
Sì, e voce per voce. L'articolo 1129, quattordicesimo comma, del codice civile impone che sia determinato analiticamente alla nomina e a ogni rinnovo; senza quel dettaglio la nomina è nulla, come ha confermato la Cassazione con la sentenza n. 14424 del 2025.
Un amministratore non è caro o economico in assoluto: lo è rispetto a ciò che scrive nel preventivo. Chi arriva all'assemblea con tre preventivi dalla stessa struttura, la regola del compenso analitico in mano e la soglia degli otto condòmini ben chiara non discute se sta pagando troppo, verifica riga per riga. Ed è quasi sempre la trattativa che fa risparmiare di più.
Informazioni aggiornate a settembre 2026. Questo articolo ha carattere informativo e non costituisce consulenza legale.
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